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La scelta della strada  

 

Gli interventi educativi a favore dei giovani messi in atto dalla cooperativa si rifanno alla scelta della strada. Ma perché partire proprio dalla strada?

Il concetto di «strada» include molteplici elementi con valenza negativa. La strada, le piazze, i luoghi aperti sono considerati luoghi scarsamente controllabili, insicuri, rischiosi. In particolare la strada è divenuta la «minaccia», l’inconoscibile, l’anormalità contrapposta alla normalità della propria casa, del proprio luogo di lavoro, di un territorio amico, ben conosciuto, delimitato e protetto.

Ma la strada, vista da un’altra angolazione esprime anche la risorsa di chi non ha risorse. E’ il luogo del viaggio, della fuga, della mancanza di alternative, della noia giovanile, ma anche della ricerca di aggregazione, di relazioni diverse da quelle che il contesto familiare o la stessa scuola, per chi la frequenta, offre. La strada è un luogo di incontro, di scambio, luogo dove si creano culture, stili e modelli di comportamento.

Adolescenti e strada

Quanti sono gli adolescenti che si ritrovano in strada, o che utilizzano un suolo pubblico per incontrarsi e per interagire nei gruppi spontanei o informali?

Dai dati attualmente disponibili da varie ricerche si ritiene di poter stimare attorno al 70% la percentuale di adolescenti, fra i 15 e i 17 anni, che frequenta con regolarità un gruppo di coetanei formatosi in modo spontaneo, funzionante al di fuori di contesti istituzionali di incontro e senza intrattenere rapporti organici con figure adulte. Questi dati possono già far pensare alla necessità di non poter non considerare l’aggregazione informale negli interventi rivolti ad adolescenti.

Lavorare in strada

     Lavorare in strada con gli adolescenti significa, infatti, entrare in contatto con un mondo altamente significativo, fatto di panchine, di bar, di cortili o anfratti bui, ma anche di sogni, di fatiche, di storie, di relazioni fra pari, di agi e disagi espressi senza la mediazione di un adulto e senza la maschera di turno messa quando si va ad un colloquio in un ufficio.

La strada è il luogo dove si incontrano fisicamente i ragazzi, dove si impara a conoscerli per quello che sono, per ciò che esprimono realmente, non c'è spesso nulla che ricordi quell'immagine riportata all'interno delle strutture quali la scuola e perfino i servizi sociali.

L’ottica del lavoro di strada è una sfida anche per i servizi in quanto ne ribalta la modalità dell’intervento: non più un servizio che aspetta i ragazzi in un ufficio, o in un centro, quanto un servizio che va verso i ragazzi, là dove quotidianamente si mettono in atto le più importanti relazioni di una difficile quanto importante fase di vita quale l’adolescenza è.

  Il binomio promozione-prevenzione

La sfida dell’educativa di strada si esplica nel binomio promozione- prevenzione.

Che cosa significa sposare questi due termini?

Luigi Regogliosi in “La prevenzione possibile” (1992) scrive:

Promozione: “ A questo livello collocheremo tutti quegli interventi che influiscono in modo positivo sulla qualità della vita giovanile promuovendo cultura, salute, socializzazione. Tali interventi, se non possono ancora considerarsi preventivi in senso stretto, rappresentano però una risorsa di base per ogni politica in campo giovanile e possono costituire un punto di partenza per iniziative preventive più mirate. Comprenderemo in questa categoria, tutte le attività in campo sportivo, ricreativo, culturale, o di socializzazione generica che si rivolgono ai minori... Parleremo in questo caso di prevenzione potenziale o promozione.”

Prevenzione: “A questo livello collocheremo gli interventi che scaturiscono da progetti mirati su fattori di disagio personale e/o sociale che possono favorire l’instaurarsi di situazioni di disadattamento e di devianza giovanile. Comprenderemo in questa categoria le attività ed i servizi rivolti ad alleviare condizioni di svantaggio, ad accompagnare ed orientare i minori in fasi o momenti di cambiamento sociale, a promuovere una positiva integrazione sociale [...] Parleremo in questo caso di prevenzione specifica del disagio giovanile. La prevenzione specifica opera soprattutto in campo primario (cioè nell’ambito della cosiddetta normalità) ma anche in campo secondario nei confronti dei ragazzi che manifestano i primi segni di disadattamento generico.”

In riferimento a queste due modalità di intervento l’educazione di strada si propone sia di promuovere le risorse dei ragazzi e dei gruppi informali, con lo scopo di riconoscerne e rafforzarne il ruolo positivo e le competenze, sia di agire in un’ottica di prevenzione, più propriamente educativa, con modalità specifiche di intervento negli ambiti ritenuti necessari.    L’ottica della promozione unita a quella della prevenzione si costituisce come prospettiva efficace per individuare ed arginare le situazioni di rischio.

Questioni di relazioni

    La forza dell’educativa di strada sta nel fatto di avere la possibilità di aprire con i ragazzi/e la porta della relazione con una figura adulta, una relazione che permette di carpire disagi nascosti, domande inespresse, in modo da dar loro dignità e legittimità, ma anche una relazione che permette di promuovere quelle risorse che servono al gruppo ed agli adolescenti che ne fanno parte di essere in grado di portare avanti una propria progettualità.

   Sul versante degli adulti il lavoro di strada cerca di rispondere alla necessità di trovare nuove forme di contatto con gli adolescenti i quali, come è noto, costituiscono un universo spesso così lontano da risultare incomprensibile.

Attraverso l'educativa di strada

 Che cosa permette di fare l’educativa di strada? Sintetizzando potremmo dire che permette di:

- conoscere in tempo reale quello che avviene sul territorio, con particolare riferimento a ciò che accade intorno agli adolescenti e nei gruppi stessi e fungere in qualche modo da monitoraggio costante

- agire con interventi trasversali a tutti i gruppi informali di adolescenti nell’ottica sia della promozione delle risorse del gruppo stesso, sia della promozione delle risorse del territorio

- agire su tutti i gruppi con progetti in ambiti specifici (es. educazione alla salute, orientamento al lavoro, rispetto delle differenze di genere, ecc.)

- attuare microprogetti su singoli gruppi di adolescenti che evidenziano particolari necessità o situazioni di disagio conclamato. Le micro-progettualità possono riguardare la gestione del tempo libero, il rapporto con sostanze stupefacenti, la modifica della rappresentazione del proprio gruppo, il miglioramento dell'accesso ai servizi e alle risorse sul territorio, ecc.

 Con il lavoro di strada è necessario tuttavia cambiare l’impostazione stessa dell’intervento, non più un intervento sugli adolescenti ma un intervento con gli adolescenti. La sua organizzazione e la sua filosofia sono interpretabili infatti fin dall’inizio come un segnale di apertura, di ascolto, di desiderio di rispettare le modalità di aggregazione di adolescenti ed i loro modelli di comunicazione.

 

 



 
 
 
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